Il capitolo finale de 'I SANTI E LE COLONIE'
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…e Tork!?
mente deserta La mente deserta La mente deserta La mente deserta La mente deserta
Solo l’involto d’uno stracchino imbratta la carta appallottolata e a pezzetti a parte i batuffoli di polvere e peli, carte strappate, sigilli
Interessi, guadagni, amicizie, manie. Tutto si ricollega.
Ho completato il quadro.
La bestia, non riesce a liberarsi della crudeltà e dissimula con mezzeverità, cose da buttare fuori dalla città, il più possibile lontano dalla lealtà.
Trascorsi residuali sotto le mentite spoglie, di ragionamenti infiniti…
Sono qui presente a fare il ciocco alla mia fine come un fantasma curioso.
Di ferita in ferita sono arrivato fin qua, determinato come un folle.
Cade nel mio petto uno scuotimento, ma sono Mente;
Tirando le reti in barca
e muovendo i remi nell’acqua
infrange il silenzio la visione
con il suo sciabordio finale.
Minfango
nel materasso d’argilla melmosa, e solo poco prima d’affogare nel sonno fatale sbordo deciso e quasi m'involo, mi affranco.
Strabuzzo gli occhi, curiosa Felhen, con i gomiti puntati nel cuscino, carinissima, felice del giorno dei miei occhi, stanza d’oro, mi sta guardando, fuck your devil! mi dice. E mentre gli faccio di sì con la testa, dico: -Si, stavo sognando, che di vestirlo e scoprirlo hai gran piacere.-
Intanto l’aria bacia la finestra e fa sbattere le imposte, sbàmhm!
Charme, …trasgressione di quest’uniformante libertà.
-Ma ‘che ore sono?-
Più o meno,le quattro del pomeriggio. C’è il sole fuori, e quest’inverno umido.
Fiotti di luce penetrano, dall’orizzonte di linee spezzate e di contorni d’albero e si sfracassano addosso ai fabbricati insaccati nell’ombra.
Ozio in silenzio. Esco dal casino. Di questo casino è complice la morte, e il sonno riposa con le parole serie per altre notti infinite e giuste: “un esempio di buona volontà! Ma i particolari …più dei fatti nudi e crudi, il risentimento, …al privilegio non si può aggiungere guadagno e poi un rendimento esagerato, e credo, non può il padrone diventare servo’”
Poi, ecco il solito meschino che mi svolazza intorno. Mi segue man mano che accendo le luci; Svolazza e schiatta, tra le mie mani; finisce nel lavandino.
Uccido moschini, prima che diventino mosconi, che poi mi dispiace.
Il solito lavandino: L’ammazzatoio d’anguille, di polli\galline-conigli…
…odio il gioco dei perché.
Facile da svelare, il volto nascosto dalle mani.
Tutta la strada del come, nascosta dalla semplice prossimità dei perché, che c’impedisce di fare
Troppo c’è d’inutile al pensiero
il dovere è l’amore più grande.
E al mattino dopo il caffellatte manipoli di persone lavorano a integrare l’illegalità nella dialettica del diritto. E approfittano di strade impraticabili per prendere decisioni unilaterali.
Dopo tutte le considerazioni del caso, e senza pigri compromessi, certo di investire l’attenzione sulle relazioni significative e soddisfacenti, e solo se, l’investimento emotivo e la passione, rendono tanta vita quanta se ne perde.
Temporanee immagini della realtà, schiantano altre immagini: l’attenzione dovrebbe spostarsi, non tanto sulla linearità del passato, ma sull’immaginario del singolo. I modelli sclerotizzano i sistemi impedendo l’alternanza e la successione e quindi il miglioramento continuo; ridurre il lavoro intellettuale a merce significa pervertire la conoscenza in ipocrisia.
Armonizzare le follie!
Resisto alla noiosa conseguenza di ogni azione.
Scrivo per non parlare dassolo.
“Passano i Mondi attimo dopo attimo,
l’anno conserva la sua ultima carta.”
Un battito d’ala gorgogliante
l’inderogabile caffè ristretto del mattino
Un’abitudine trova sempre il suo momento.
“Hulumhahari è l’unico che riesce a dormire senza un domani!
con l’abitudine sconfigge il peggio
non esiste senza un’abitudine
melma carnosa
boa canonica
Nel nuovo mondo la Fragola grande Rosa
Cresce in Pace”.
E dedico al passato fin troppo tempo
e voglio il cuor leggero.
Come una mongolfiera
si porta questo peso, in giro
alla ricerca del fuoco
del luogo sacro,
l’aperto inviolabile;
svela il senso di ogni cosa la parola
Del pensiero è complemento.
Cronache.
Non ho più alcun senso d’appartenenza.
Come gli ubriachi, appoggiati al bancone
per abitudine e fuori dalla vetrina
brillante la sera con le sue luci preziose. Ad un tratto…
impensato, innato, connaturato, personalissimo.
Lasciare miseria è un paradosso.
Ma voi che conoscete bene ogni cosa
come un pastore le sue pecore e il suo cane
e allora!?
questa curiosità morbosa che avete prima di far nuovi complici
questa curiosità per ciò che è dato di non sapere
in quanto della vostra paura ne va della libertà la parte migliore.
risolvete i conflitti sociali
rimettete ciò che prendete senza chiedere
e non si permetta a chi sapendo quattro parole più di un altro
a chi è più esperto di un altro
a chi è più bestia di un altro e vuole fare, di questa sua particolare specializzazione
un modo per fare altro, che mangiare alle spalle dei meno fortunati
sotto questo particolare stato delle cose.
La luce rivela percorsi pericolosi e ogni cosa che sensibilmente, non riesco a comprendere; non c’è più, neanche il baratro
con la sua salvezza-speranza
Tenes tui te
What did you do last night>>>>>>>>>>>>>>? (such us come)
du du du,du
du du du; tu da
dam dam, tu du da dan dan.
Ormai la serata è andata. La musica, sfrenata gorgoglia all’interno dell’abitacolo mentre guido verso Montesacro.
La letteratura ha miliardi di pagine piene di bulli, di pazzi, d’estremismi, di denuncie, e tutta la corte dei miracoli al seguito, con tutte le miserie umane, ogni genere di straordinario, ma lui, prima di tornarsene a casa, salutando finì il ragionamento con questa frase: __ “che debba passare la vita con un problema senza una soluzione, o con una soluzione che consta di un problema, non è ragionevole. Sono evidenti i presupposti che hanno creato il problema, e loro sono parte della causa.”__ Capisco: Lo scrittore, non c’entra proprio nulla con il poeta.
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Il cruscotto scorre galleggiando sull’asfalto. Un uomo rasenta il paracarro e s’infila nel buio fuori dalla strada. faccio la esse, la curva a destra infilo il cancello mentre finisce di aprirsi dieci metri, freno e nello stallo apro la portiera della bagnarola. Ho preso tutto?
Quinto piano, ascensore guasto nove su dieci ‘guasto’. Vado su.
Le luci sono fioche, dal terzo in poi è oscuro, al quarto una plafoniera lampeggia a cappella, davanti alla mia porta è buio pesto. Preparo le chiavi, ne infilo una nella toppa. faccio mezzo giro, apro la porta.
Fhelen tutt’incazzata, prima scatta verso di me, poi s’arresta, rimango lì-lì, sorpreso. Sbotta a piangere tento di abbracciarla mi scarta per una borsa pronta, fa -UAUU!-
boh! Comunque sto sulla porta semiparalizzato, incapace, inerme come un animale sacrificale, mentre va verso le scale: -nulla è peggio di sentirsi meno di te- dice.
La sua ombra sparisce nel buio. Non capisco
-io ti amo- … forse me lo sono domandato, era una domanda contro una risposta…
Rimango stupito, mentre l’ascensore va giù stridendo.
Lascio la porta aperta riempio una brocca d’acqua un moschino gira sul lavandino, ahhh!…
chiudo la porta e rimango in silenzio
“ la televisione è il nodo del mercato, ha collassato su di se ogni cosa.
Il cinema è soprattutto immagine, l’immagine racconta ciascuno di noi…”
cambio canale
“…la cattiveria e la vendetta sono energie vitali da impiegare senza sprechi.”
Avvilito, riprendo la barcaccia
S’arrotola nell’onda verde, fino al fiume
le vele leali e bianche come il primo giorno.
mente deserta La mente deserta La mente deserta La mente deserta La mente deserta

Fuori c'è la merda che lambisce il davanzale. Uno stronzo gira per casa, un cacacazzo maleducato, per questo parlo volgarmente: dico la verità. La verità è volgare; è volgare la miseria; volgare è coprire la merda con panni puliti; volgare è la puzza che non si sa da dove sorte.
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RispondiEliminamettetece quarcosa, che so, 'na barzelletta, 'no scarabocchio... che 'o pagate voi? (metti er pecorino, metti er pecorino, che 'o paghi te!?)Bombolo
nella tempesta
RispondiEliminaNon decifro la furia dei venti
e il mare grosso, l'onde che
s'increspano e s'infrangono.
Ormai siamo alla deriva.
Rigurgidi d'acqua, squarci enormi
in su la vela. Anche le sartie
cedono...
Cazzo! si salvi chi può!
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