UNA VOLATA IN GIAPPONE
Il primo giorno è stato molto stressante e stancante. La causa: scarse ed errate informazioni dell'agenzia di viaggio. The jet-lag ha fatto il resto. Sta di fatto che al cambio d’aereo abbiamo dovuto recuperare i bagagli e rifare il check-in per Osaka. Arrivati in albergo grazie ai contrattempi non abbiamo potuto far altro che mangiare un hamburger e poi coricarci dopo ventiquattro ore di viaggio. Il 7 Aprile siamo a Koyasan. A primo acchito una ridente località di villeggiatura di montagna molto organizzata su un altipiano del Monte Koya a 800 metri slm. In realtà è anche uno dei posti più importanti del Giappone sia da un punto di vista culturale che religioso. Qui il monaco Kukai detto anche Kobo-Daishi ha edificato i primi templi buddisti. È un luogo mistico e sacro dove abbiamo alloggiato nel tempio Jimyoin. In tarda serata siamo andati a visitare il cimitero Okunoin Gobyo. La mattina del giorno dopo alle 6:00 siamo stati svegliati dai monaci per presenziare al rituale buddista, come stabilito. Non è risultata molto gradita la colazione a base vegetariana fuori dai nostri gusti. Durante il viaggio di ritorno Anna dimentica lo zaino sull'autobus e così dopo aver tirato giù tutti i santi nostrani in modo del tutto sconveniente, grazie all'efficienza degli addetti alla funicolare una volta tornati in possesso dello stesso abbiamo fatto rientro ad Osaka, dove in serata abbiamo mangiato un ramen nella stazione prima di ritirarci in albergo.
Il giorno dopo siamo ripartiti per Miyajima passando velocemente per Hiroshima. Appena sbarcati dal traghetto c'erano ad aspettarci i cervi. Abbiamo dato loro un pacchetto di cracker e un pezzo di Rosetta che avevo portato da Roma. Ah! dimenticavo si sono mangiati anche la mappa dell'isola che avevo preso in un chiosco del porticciolo. Arrivati in albergo a piedi dopo una breve camminata ci siamo rilassati un poco e poi indossato il kimono siamo andati a cena. Una cena giapponese!!! Ostriche bollite con l'uovo, pesci crudi e qualche alga, un bicchiere di vino e un dolcetto. La location abbastanza gradevole. Dopodiché prima di andare a nanna ci siamo concessi un'oretta di onsen presente nel riokan. Ovviamente abbiamo dormito sul tatami col futon. Il giorno dopo alle 8:00 abbiamo fatto colazione stile giapponese con una aringa-eccetera come a complemento della cena. Riguadagnata la camera ci siamo preparati per un giro dell'isola. Lasciati i bagagli in albergo abbiamo fatto una meravigliosa passeggiata, visitato il tempio Daishoin e visto troneggiare il famoso tori rosso davanti al tempio shintoista Itsukushimajinja. Effettuato una parte del percorso al contrario il giorno dopo siamo giunti a Osaka. La sera a Dotonbori ci siamo immersi nella folla e fermati in un posto dove abbiamo mangiato l'ohonomiyaki, simile alla nostra frittata di pasta con aggiunta di carni verdure e tutto ciò che può essere integrato mentre cuoce su una piastra. Il giorno dopo siamo andati a Kyoto dove abbiamo soggiornato tre notti. A piedi abbiamo girato buona parte ad est della città piena di templi buddisti fino a giungere a sud dove c'è il tempio Fujihinari-taisha e la famosa teoria di Torii Senbon, compresi nel santuario shintoista. Trovandoci in piena Sakura tutti i luoghi erano affollati. Da rimarcare la prima sera a Kyoto. Usciti dall'albergo per esplorare la parte vecchia della città dove avremmo dovuto trovare le geishe in piena attività, arrivata l'ora di cena ci siamo infilati in un localetto giapponese che ci ha sfilato 9000 Yen per dei bocconi di pollo, pelle di pollo arrostita, fegatini e rape lesse, più un fungo una birra media, un ramen arrangiato perché richiesto in un momento estemporaneo. Per chiudere il conto con un whisky Yamazakura. Il terzo giorno ci siamo immersi in una foresta di giunchi e nei templi vicini e dopo aver pranzato sul posto abbiamo ripreso il treno per Nara. Una parentesi davvero incantevole nell'enorme tempio Todai-ji dove c'è il grande Buddha seduto di 18 metri. A Kyoto in serata in un ristorante al dodicesimo piano della stazione, dalla terrazza abbiamo potuto vedere la torre di Kyoto illuminata, e ci siamo deliziati la gola con le anguille cucinate in un modo incredibilmente squisito. Il 13 aprile giungiamo a Kanazawa. Qui abbiamo potuto godere della bellezza dei parchi dei giardini zen fin da subito. Abbiamo visitato il museo d'arte contemporanea e nonostante la parentesi stressante per capire come regolarizzare i biglietti di viaggio per il giorno dopo e trovare dove fosse la banchina di partenza per Takayama, comunque la sera abbiamo passeggiato in un vecchio quartiere alla ricerca di geisha samurai e sale da te fino ad approdare, lungo un fiume incorniciato da alberi di ciliegio in fiore, in una bettola dove ci siamo scofanati un baccile pieno di ramen. Buonissimo anche se il giorno dopo forse anche per l'urgenza di fare cose non ha favorito la peristalsi. Verso Takayama ci siamo fermati a Shirakawago per una breve sosta. Passeggiata nel villaggio di case di legno e tetti di paglia, arrampicata sulla rocca panoramica per turisti, un po' di cibo in un localetto folkloristico e via di nuovo verso Takayama. Il giorno stesso sebbene stanchi dopo una breve toeletta al Washington Plaza ci siamo ributtati per strada. La sorpresa è stata grande quando ci siamo trovati al centro di una sagra paesana. Ogni rione della cittadina con il suo carro portava allegria nei viali gremiti di persone e adornati di ciliegi in fiore. Il sole ha colorato tutto a modo e ci siamo tracannate due buonissime birre scure artigianali. I soliti templi spogli con qualche pupazzo decorato con bavaglino e cappuccetto rosso e la canonica pagoda a far da campanile. Il 16 aprile è stato il compleanno di Anna. Dopo un abbondante colazione, doppia a dire il vero perché prima ci siamo sorbiti il cappuccino e il dolcetto nella stanza e poi ingurgitato quella giapponese. Insomma anche se minacciava pioggia ci siamo fatti un altro giro con l'ombrello a portata di mano. Il tempo è stato clemente e di tanto in tanto il sole indorava il Sakura. Prima di tornare in albergo a prendere la valigia ci siamo fermati a pranzare in un localino cik to cik stile giapponese, con tanto di fornello per cuocere una carta velina di carne Ida (un manzo che pare ti vendano sfoglie d'oro) con verdure. Il treno verso Nagoya ha serpeggiato nelle gole scavate da un fiume. Villaggi, dighe, foreste Verdi. Foreste, villaggi, fiumi disturbati dal treno ibrido mosso da un motore termico che genera corrente elettrica accumulata e poi riutilizzata in rilascio. Il Giappone è un posto dove ci sono poche bandiere nazionali a sventolare piuttosto ti accorgi di come diversamente da noi sono educati onesti e laboriosi. Non sbandierarono civiltà ma un ordine e un rispetto etico veramente esemplare. Non si può non vedere il decoro dei centri urbani l’attenzione verso le persone la cura nel servirle. Certo, salta agli occhi un ordine obbligato. Ogni attività di servizio ha la sua divisa e gli addetti portano i gradi visibili per meglio farsi identificare. Non è come da noi... Tokyo è disumana. 40 milioni di persone su una enorme crosta di cemento che fa da chiusino su una fogna. Perché questi hanno grande interesse per il cibo e di conseguenza grande considerazione per la tazza del cesso, che quasi ti parla ti accarezza il culo, ecc. ecc.
Dopo cinque ore di viaggio da Takayama siamo arrivati la sera giusti per mangiare dell'ottimo pesce vicino all'albergo. Il giorno dopo siamo stati a visitare il tempio Meiji jingu che si trova all'interno di un bel parco. Lì abbiamo passato la mattinata. Tornati in hotel dopo un pisolino ci siamo fatti una camminata da Shinjuku a Golden-gai. Una specie di sobborgo rimasto da specchietto per chi crede di essere alternativo sguazzando nella merda. Un po' come da noi al Pigneto Trastevere o Quadraro. Il 18 aprile è iniziato con una novità. Anna ha perso il telefono. Io come al solito ho dato il meglio di me con bestemmie e imprecazioni. Meno del Monte Koya però. Siamo riusciti a fare la passeggiata con la guida di guru walk la spagnola madrilena Maria assieme a due argentini. Non solo! poi siamo andati a Asakusa. Una volta ripreso la metro siamo arrivati a Nezu dove c'è il santuario di Nezu-junja immerso nelle multicolori azalee. Dimenticavo di scrivere che durante il giro guidato da Maria abbiamo assistito a un rito buddista con tanto di fuoco e tamburi nel tempio Naritafukagawa-Tomioka Hachimangu. Rientrate in zona albergo con qualche difficoltà fendendo la folla e cercando la linea metro in un labirinto di gallerie scale cunicoli e stanchi come muratori ci siamo rifocillati nel chiassoso ristorante di pesce già visitato la prima sera. Rieccoci! È il 19 aprile. Dopo colazione il rassetto bagagli si parte per la stazione di polizia metropolitana di Tokyo per vedere se qualcuno ha riportato il telefono nell'annesso ufficio Lost objects. Niente da fare. Il cellulare è perso definitivamente. A Libayashi sono ormai le 14. Ci fermiamo a mangiare l'anguilla come la fanno qui. Meno buona di quella mangiata a Kyoto. Per non avere sorprese il giorno dopo, facciamo il tragitto fino all'aeroporto. Prendiamo la famigerata monorotaia, andata e ritorno. La stanchezza si fa sentire è il carico dello smarrimento del telefono ci rende nervosi. Anna fa cadere il secondo telefono. Si rompe lo schermo. Siamo stanchi. Non è una vacanza per riposare. L'inizio è stato duro e la fine non da meno ci fa accusare i tanti chilometri fatti. Abbiamo attraversato un terzo del Giappone in 14 giorni. Domani torniamo in Italia. Io sono stanco e contento e così credo anche Anna. Eccoci al 20 aprile. Intorno alle 10:00 siamo già all'aeroporto di Haneda. Siamo giunti alla fine del giro e abbiamo ripreso la strada di casa. Conclusioni? Il Giappone è grande, meno complesso di quello che sembra a noi di fuori. Bisognerebbe essere liberi di starci senza troppi obiettivi e goderne i paesaggi le differenze. Il giapponese è palesemente laico, forzatamente occidentale ma profondamente rispettoso del contesto legato alla tradizione. Per esempio da noi è raro incontrare persone che indossano normalmente abiti antichi, da noi ormai sono costumi da sagra. Qui in Giappone c'è chi li usa quotidianamente. Sono molto interessati al cibo, per certi versi a tavola somigliano a noi italiani. Si mettono con le gambe sotto il tavolo a piedi pari. Il buddismo e lo shintoismo volti al presente e all'utile qui hanno fortemente influenzato il progresso, che finisce in un cesso ipertecnologico. Sembra che per loro oltre al lavoro il resto è di contorno, per ammazzare il tempo, mentre cercano la bellezza. Perché quello che importa non sono le cose comuni quali possono essere il razzismo, l'intolleranza, la diffidenza, l'ignoranza, la miseria che serpeggia tra tutti i popoli, ma le differenze. Quando spariscono, quando finisce la meraviglia, sparisce la bramosia e si riesce a condividere fraternamente l'esistenza senza paura. Gli antichi lo dicevano perché lo sapevano che "tutto il Mondo è paese".


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