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  1. Come un affresco del presente realizzato attraverso gli occhi con le mani.

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  2. NEL FRATTEMPO
    Con questa opera voglio rispondere alla disgregazione sempre più marcata di quanto è rimasto di sociale, se non il socialmente utile stabilito per gerarchie d’interessi dei gruppi omogenei funzionali al sistema.
    All’inizio era un’idea per fare un film. Ma nell’impossibilità di realizzare un film ho dovuto scrivere, anche per essere letto da chi s’aspettava qualcosa dal ‘poeta di periferia’. Nessun editore ha mostrato interesse alle prime bozze della composizione, che comunque ho fatto circolare liberamente, distribuendo in giro alcune proto-stampa dell’opera, che hanno prodotto un seppur minimo riscontro appena sufficiente a rettificare i molti strafalcioni che le idee ridondanti, aggredendo il tempo provocano incespicando nella scrittura.
    ’Nel frattempo’, comunque, senza sottoporlo alla chirurgia del correttore di bozze, o al brain-storming di un comitato editoriale, l’ho portato a temine. Mi sono applicato con coscienza a ripulirlo dalle cianfrusaglie raccattate in giro, e tra i libri letti male, con superficialità. Ho riordinato mucchi di appunti. Parole che piuttosto di formare frasi sensate si accalcavano per le vie di un romanzo deformato, privo di logica. Non mi sono arreso, anche quando mi sono reso conto che nel tentativo di interpretare l’aria che tira stavo riempiendo un canovaccio di macchie, patacche, e ho perseverato con buona pace della narrativa tradizionale.
    In corso d’opera mi sono reso conto che per rendere coerente il tutto avrei dovuto scrivere molto, rischiare di modificare anche lo stile e in finale la lettura, il suono di questa litania. Ho preferito di no e accennare appena ai personaggi, evocarli nel fluire del racconto. Mi sono sforzato di superare lo sperimentalismo dei miei primi scritti. Ho pazientemente levigato le saldature tra le parti della composizione, e bonificato le scorie.
    Se sono riuscito a sciogliere i nodi di materia cerebrale aggrovigliata alle parole lo devo a quanto sono riuscito a fare senza preoccuparmi troppo del risultato.
    Il racconto è un espediente per ragionare facendo luce sulla realtà percepita, sulle urgenze del nostro tempo.
    Il romanzo post moderno narra vicende dove l'io scrittore si confronta con l'individualità dei personaggi che crea. Da ciò ricorda quanto scriveva Calvino in merito al romanzo futuro: “esso non presenterà mai delle personalità, né quella di un eroe tradizionale ormai in crisi, né quella dell'io scrittore con la sua vita vissuta. I passi del narratore saranno sempre diffidenti nei territori del destino individuale, del vissuto”.
    Non è facile raccontare senza finire nel solco tracciato da chi ci ha preceduto.
    Nel Frattempo nasce dalla esigenza di dare voce ad ambiti che la cultura ufficiale ha completamente assorbito o nascosti.
    Sempre più il valore di un'opera è dato dalla critica al servizio degli interessi particolari, e per questo, le novità disturbano sia i piani 'strategici' dei mercanti e sia lo snobismo degli artisti da allevamento, iper-formati, privi però di talento e di stile, ma tecnicamente perfetti. L’intento del libro è di dare conforto ai ben disposti verso la vita che subiscono l’ingiuria dei nostri tempi.
    Vorrei che fosse come una boa ancorata al fondo del grande mare della scrittura, che per quanto instabile, consenta di fermarsi a riflettere nei passaggi più complicati.

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